Nuovi Chioschi commerciali di Piazza Castello – Architetture Strutture Disegno urbano e Interni

2004-2006 – Torino

Incaricato da CONTRADA DI PO / Assessorato alla Cultura – Progetto e realizzazione dei Nuovi Chioschi commerciali di Piazza Castello. Su incarico della Città di Torino che, in collaborazione con undici Proprietà e ventiquattro affittuari delle strutture preesistenti, ha promosso la demolizione delle stesse strutture ed il progetto per la realizzazione dei Nuovi Chioschi commerciali (mq. 800).

Il progetto dei Nuovi Chioschi di Piazza Castello, predisposto sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte e del Settore Arredo e Immagine Urbana della Città di Torino, ha avuto come principio prioritario la salvaguardia e la valorizzazione  dell’importante complesso architettonico della Piazza, intervenendo omogeneamente e contemporaneamente su tutte le facciate e sotto i portici, nel rispetto dell’impianto architettonico unitario.

Progetto e realizzazione si sono otto l’Alta Sorveglianza del Dipartimento di Progettazione Architettonica del Politecnico di Torino.
Intervento sottoposto a vincolo L. 1089/39 e D.L. 490 del 1999. Le nuove strutture sono state sottoposte dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte allo stesso vincolo.

Progetto architettonico degli interni degli impianti e degli elementi fissi di arredo. Il concept, nel rispondere al tema della ripetibilità e riconoscibilità dei vari <Chioschi di Piazza Castello>, piuttosto che affrontare l’ottimizzazione di elementi di arredo sovrastrutturali rispetto allo spazio dato, ha indagato la ripetizione di un concetto spaziale e, dunque, dei suoi elementi costituenti (collocazione degli impianti, materiali per pavimenti e controsoffitti, tende, illuminazione, maniglie e ferramenteria su disegno) portando così all’interno di un progetto ripetibile, l’unicità e la specificità del luogo e dello spazio. Dando inoltre la possibilità di identificazione delle attività in spazi limitati e designati nel progetto.

Risanamento strutturale delle murature e degli archi d’appoggio dei fabbricati in ferro e vetro e adeguamento degli impianti alle normative vigenti.*

* Progettazione e coordinamento della sicurezza ai sensi del D. LGS. 494/96

Il progetto dei Chioschi commerciali sotto i portici di Piazza Castello è un’operazione di design urbano di importanza fondamentale per la riqualificazione di Piazza Castello in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006. (Nel 2006 le strutture erano affidate a n° 24 gestioni diverse, che facevano capo a n° 11 proprietà).

Vecchie strutture (già denominate “ i Baracconi”), inadeguate e in pessime condizioni, risalenti alla fine degli anni trenta (anno 1937) erano state realizzate in forma provvisoria in occasione dell’operazione di riplasmazione urbanistica e di rifacimento edilizio di Via Roma.
All’epoca, dopo intense discussioni sull’opportunità di ricostruire o rimuovere le provvisorie baracche in legno adibite ad attività commerciali collocate lungo il tratto porticato da via Roma a via Po, l’Amministrazione comunale formalizzò la proposta ai proprietari per un rifacimento con caratteri costruttivi moderni e unitari dei cosiddetti “baracconi” in legno allora disposti abbastanza casualmente tra i pilastri dei portici. Venne stipulata la convenzione tra proprietari e la Città e mentre i proprietari si impegnavano ad eseguire le opere di modernizzazione prescritte, la Città “si
obbligava a sua volta ad astenersi per un periodo di anni 30 decorrenti dal 1 gennaio 1939, dal promuovere, proporre, presentare, provocare, caldeggiare,
appoggiare qualsiasi istanza, domanda, azione, procedura o altro in qualsiasi sede giudiziale, amministrativa tendente ad impedire l’esistenza e la permanenza dei padiglioni stessi o ad ostacolarne, gravarne, diminuirne il pieno godimento; restando inteso che trascorso il suddetto periodo di anni 30, il Municipio sarà in facoltà di riprendere l’esercizio di tutti quei diritti che esso ritenga competergli.”

I chioschi vennero per la prima volta realìzzati su un disegno unitario ed adattati ai diversi tipi di commercio a cui erano destinati. L’impiego totale dei
serramenti in ferro, prefabbricati in officina, rappresentava quanto di più nuovo proponesse l’industria delle costruzioni in questo settore. Un sistema costruttivo che si avvaleva dell’esperienza maturata nella fabbricazione di materiale per il trasporto urbano e ferroviario. Comunque furono date ai padiglioni sagome e modanature, assieme ad un uso tradizionale degli zoccoli perimetrali e delle coperture; così da accostarsi ai più antichi Palazzi in modo
più avvolgente, come superfetazioni ineludibili più che macchine esterne agli edifici.
In modo diverso dal caso dei padiglioni realizzati in Piazza San Carlo nel 1931 per ospitare i negozi della Via Roma in attesa della ricostruzione, su progetto dell’ingegner Enrico Bonicelli, (più rigidi nelle linee, con grande uso di profili in ottone).
Dopo quasi settant’anni le strutture realizzate nel 1937 nella più importante Piazza di Torino, ormai degradate e non più in grado di dare alla Città quei requisiti di qualità urbana che ne avevano promosso la ricostruzione nella prima parte del XX secolo; sono state demolite e sostituite su un nuovo progetto che tiene conto del dibattito che in quegli si è aperto tra l’Amministrazione Comunale, la Contrada di Po, la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, il Dipartimento di Progettazione Architettonica del Politecnico di Torino, ed i rappresentanti delle Proprietà, ha prevalso il concetto del recupero dei Chioschi all’interno del progetto di riqualificazione commerciale dell’asse storico di Torino. In tal modo il progetto è nato e si è sviluppato riportando l’insieme dei Chioschi al carattere dell’architettura torinese che contraddistingue il sistema urbanistico dell’asse di Piazza Castello, via Po, Piazza Vittorio.

Sono stati raggiunti altri obiettivi quali:
– di ristabilire l’unitarietà di insieme dei manufatti; che si era andata perdendo con il succedersi, nei decenni successivi alla loro costruzione, di vari
interventi di manutenzione o di modifica dei padiglioni;
– di integrare all’interno delle strutture gli elementi e gli impianti tecnologici necessari al funzionamento delle strutture e delle attività commerciali;
– di uniformare gli apparecchi esterni di illuminazione e di arredo contribuendo a rendere ancora più immediato ed evidente il concetto di unitarietà;
– di creare la nuova illuminazione pubblica con la realizzazione del portalampada perimetrale;
– il rispetto delle direttive impartite dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio nel “restituire uniformità al disegno delle vetrine e arredi connessi, riproponendo così il concetto di linearità architettonica”;
– la trasparenza piazza/sottoportico che trasmette la luce del giorno e pone in evidenza il ritmo del retrostante porticato; (purtroppo oggi la Città non pretende il rispetto di tale atto dovuto e compreso nella convenzione).

“Design è semplicità, in esso occorre togliere tutto quello che non sia strettamente necessario e ridurre l’oggetto alla sua essenzialità. Quindi fare in modo che l’oggetto sia adatto all’uso per il quale viene immaginato e soltanto dopo, eventualmente, aggiungere qualcosa, ma poco”. Luigi Caccia Dominioni